Il pendolo di Waltenhofen

L'effetto delle correnti indotte sul moto di una piastra conduttrice

Seleziona le condizioni dell'esperimento e avvia il pendolo.

Come funziona la simulazione

Questa applicazione riproduce qualitativamente il comportamento del pendolo di Waltenhofen, un dispositivo utilizzato per osservare il fenomeno dell'induzione elettromagnetica e l'effetto frenante delle correnti parassite, dette anche correnti di Foucault.

La simulazione combina un modello matematico del moto del pendolo con una rappresentazione grafica semplificata dell'interazione tra la piastra conduttrice e il campo magnetico. L'obiettivo è mettere in relazione il moto, la variazione del flusso magnetico, le correnti indotte e lo smorzamento.

1. Il modello dinamico del pendolo

Il moto della piastra viene descritto attraverso l'angolo di oscillazione rispetto alla verticale, indicato con \(\theta\), e la velocità angolare \(\omega = \dot{\theta}\).

In assenza di dissipazioni, l'equazione del moto del pendolo semplice è:

\[ \ddot{\theta}+\frac{g}{L}\sin\theta=0 \]

dove:

Nella simulazione viene introdotto un termine di smorzamento viscoso equivalente, proporzionale alla velocità angolare. L'equazione diventa:

\[ \boxed{ \ddot{\theta}+\frac{g}{L}\sin\theta+ \gamma\dot{\theta}=0 } \]

Il coefficiente \(\gamma\) rappresenta lo smorzamento complessivo del sistema e comprende un contributo meccanico e uno associato all'interazione elettromagnetica.

2. Lo smorzamento magnetico

Quando la piastra conduttrice attraversa la regione di campo magnetico, varia il flusso del campo magnetico attraverso i circuiti presenti nella piastra.

La legge di Faraday-Neumann-Lenz descrive la forza elettromotrice indotta:

\[ \mathcal{E}=-\frac{d\Phi_B}{dt} \]

Il segno negativo esprime la legge di Lenz: la corrente indotta genera un campo magnetico che si oppone alla variazione del flusso che l'ha prodotta.

La conseguente forza elettromagnetica si oppone al moto della piastra, determinando un effetto frenante. L'energia meccanica viene progressivamente dissipata principalmente sotto forma di calore per effetto Joule.

Nel modello numerico lo smorzamento magnetico non viene calcolato direttamente a partire dalle correnti indotte e dalle forze elettromagnetiche. Viene invece introdotto attraverso un coefficiente fenomenologico:

\[ \gamma_{\mathrm{mag}}= k B^2 f(x) \]

dove:

Il coefficiente complessivo di smorzamento è:

\[ \gamma=\gamma_0+\gamma_{\mathrm{mag}} \]

Il termine magnetico è proporzionale al quadrato dell'intensità del campo. Nel modello, aumentando \(B\), lo smorzamento diventa quindi più intenso.

3. Piastra piena e piastra fessurata

La struttura della piastra influenza la formazione delle correnti parassite.

Nella piastra piena sono disponibili percorsi chiusi più estesi per le correnti indotte. Nella piastra fessurata, invece, le interruzioni del materiale ostacolano molti di questi percorsi, riducendo l'intensità delle correnti e l'effetto frenante.

Per rappresentare questa differenza, il modello introduce un fattore moltiplicativo \(q\):

\[ \gamma_{\mathrm{mag}}= k B^2 f(x)q \]

Il parametro \(q\) assume i seguenti valori:

Il valore \(0{,}20\) è scelto a scopo illustrativo: non rappresenta una misura sperimentale del rapporto tra i due smorzamenti.

4. Rappresentazione delle correnti indotte

Le frecce disegnate sulla piastra rappresentano schematicamente il verso di percorrenza delle correnti indotte. La loro direzione viene determinata in funzione della polarità del campo magnetico e del verso del moto durante l'attraversamento dei bordi della regione magnetica.

La regola utilizzata è coerente con la legge di Lenz: invertendo il verso del moto oppure la polarità del campo magnetico, si inverte anche il verso della corrente indotta.

Nel modello ideale adottato, quando la piastra è completamente immersa in un campo magnetico uniforme e non attraversa i bordi della regione magnetica, le correnti indotte vengono considerate assenti.

I percorsi circolari e le frecce sono rappresentazioni schematiche: non descrivono la distribuzione reale delle correnti all'interno del materiale. In particolare, nella piastra fessurata i percorsi effettivi sono più complessi di quelli visualizzati.

5. Metodo numerico e velocità della simulazione

Il moto viene calcolato numericamente, suddividendo il tempo in piccoli intervalli. A ogni intervallo vengono aggiornate la velocità angolare e la posizione angolare del pendolo.

Il metodo utilizzato è il metodo di Eulero semi-implicito: prima viene aggiornata la velocità angolare e successivamente viene calcolato il nuovo angolo.

Indicando con \(h\) l'intervallo temporale, gli aggiornamenti sono:

\[ \omega_{n+1}= \omega_n+ \left( -\frac{g}{L}\sin\theta_n -\gamma\omega_n \right)h \]
\[ \theta_{n+1}=\theta_n+\omega_{n+1}h \]

Il parametro TIME_SCALE permette di modificare la velocità di riproduzione dell'animazione, accelerando o rallentando l'evoluzione temporale del modello. Non modifica direttamente i parametri fisici dello smorzamento, ma la scala temporale con cui il moto viene visualizzato.

Una simulazione qualitativa, non quantitativa

È importante sottolineare che questa applicazione non costituisce una simulazione elettromagnetica completa del pendolo di Waltenhofen.

Non vengono risolte le equazioni di Maxwell né calcolate la distribuzione spaziale del campo magnetico, le correnti indotte effettive o le forze elettromagnetiche locali.

Lo smorzamento viene introdotto attraverso un modello fenomenologico, mentre la comparsa e il verso delle correnti sono determinati mediante criteri geometrici semplificati.

I parametri numerici non sono stati ricavati da misure sperimentali e non consentono di prevedere quantitativamente il tempo di arresto del pendolo.

L'obiettivo principale è didattico: visualizzare il legame tra variazione del flusso magnetico, correnti indotte, legge di Lenz e smorzamento del moto, permettendo di confrontare in modo intuitivo il comportamento di una piastra piena e di una fessurata.

Il modello permette quindi di formulare previsioni, confrontare situazioni diverse e comprendere le relazioni qualitative tra le grandezze fisiche, senza pretendere di riprodurre quantitativamente tutti i dettagli dell'esperimento reale.